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Potrebbe succederti di vivere un momento molto difficile nel quale sembra che niente possa darti felicità.

Vorresti fuggire o magari sparire dalla faccia della terra. In momenti del genere alcuni pensieri possono diventare pericolosi, assillarti e farti star male. Potresti essere così triste da pensare che sarebbe meglio non esistere, e sentirti un peso per le persone attorno a te. Oppure ti può succedere di sentire il bisogno di tagliarti, bruciarti o farti del male per controllare l’ansia. O può capitarti di fare dei gesti pericolosi senza preoccuparti davvero delle conseguenze, oppure di vergognarti e di sentirti un fallimento totale.

Avere pensieri di questo genere può essere molto comune durante l’adolescenza o in qualche fase particolarmente difficile della vita. Ma se le cose stanno peggiorando, potresti avere un problema di autolesionismo o forse addirittura potresti avere pensieri rivolti al suicidio.

Che cosa ti succede?

 

handChe cos'è l'autolesionismo?

Autolesionismo è qualsiasi gesto volontario di automutilazione o ferimento. Di solito non ha a che fare con il suicidio, ma il più delle volte serve a comunicare all’esterno il proprio disagio, il proprio dolore. Oppure diventa una valvola di sfogo nel tentativo di affrontare un periodo particolarmente stressante.


La sensazione può essere quella di riuscire a sostituire una sofferenza emotiva con una fisica, e avere così una falsa impressione di controllo sul dolore. In realtà azioni del genere servono soltanto a mascherare il disagio interiore, innescando in aggiunta sentimenti di vergogna o di fallimento per essersi feriti o perché non si riesce a smettere di farlo.

I comportamenti tipici dell’autolesionismo sono diversi. Ci si può provocare tagliuzzamenti o bruciature, solitamente effettuati su parti del corpo che poi vengono tenute nascoste e coperte. Altre volte si ricorre ad assunzioni esagerate di farmaci. Pur non rientrando propriamente nella categoria dell’autolesionismo, alcune condotte o comportamenti possono ricondurre a gesti simili nel tentativo di contenere l’ansia. Sono tutti quei gesti che comportano un forte pericolo per la propria incolumità, come la guida ad alta velocità, l’uso massiccio di sostanze, rapporti sessuali con diversi partner senza alcuna protezione.

«So cosa significa voler morire e che sorridere fa male. E che ci provi a inserirti ma non ci riesci. Che fai del male al tuo corpo per cercare di distruggere la cosa che hai dentro».
Susanna Kaysen, “La ragazza interrotta” (TEA, Milano 2013)

 

handChe cos'è il suicidio?

Il suicidio è l’atto volontario e intenzionale con il quale una persona si toglie la vita. È un gesto fatale, definitivo e irreparabile. Il tentato suicidio è un atto non fatale, mancato a causa dei mezzi utilizzati oppure dell’intervento di circostanze esterne. Il suicidio può essere compiuto con l’intenzione di farla finita. Ma può anche essere un gesto estremo minacciato o simulato, per richiedere aiuto, attenzione o ottenere qualcosa.

Il suicidio è una fra le principali cause di morte nei giovani tra i 15 ed i 29 anni, e si calcola che nel mondo ogni anno le persone che si tolgono la vita sono più di 800.000, senza contare i tentativi non portati a termine.

«Per questo non ho saputo cosa rispondere quando Martin mi ha chiesto se volevo morire sul serio. La risposta naturale era: Sì, sì… è naturale, grullo che non sei altro […]. Però c’è anche un’altra risposta, no? E quella sarebbe: No, neanche per sogno, grullo che non sei altro. Fermatemi, per favore. Vi prego, aiutatemi. Trasformatemi in un tipo di persona con la voglia di vivere, quella persona che magari sente mancare qualcosina. Una persona che può dire: Mi spetterebbe un po’ di più che questo. Non tanto, di più: solo qualcosa appena sufficiente, invece che non proprio sufficiente».
Nick Hornby, “Non buttiamoci giù” (Guanda, Parma 2005)

Il suicidio non è un malattia e nemmeno il segnale di una malattia. A chi medita di metterlo in atto può sembrare l’unica soluzione a un problema insormontabile, il solo modo per porre fine a sentimenti di vergogna, umiliazione, fallimento. Le soluzioni invece esistono, sempre e comunque. Parlarne con persone fidate o con esperti può aiutare a ritrovare la speranza e la voglia di non darsi per vinti, anche nelle situazioni che sembrano senza via di uscita.

 

handLE COSE POSSONO CAMBIARE SE CI SENTIAMO MENO SOLI, SE IO AIUTO TE E TU AIUTI ME

 

 

movies

  • Gente comune (Ordinary people), diretto da Robert Redford. Con Donald Sutherland, Mary Taylor Moore, Timothy Hutton. Stati Uniti, 1980
    Sopravvissuto a un tentativo di suicidio, Conrad segue un percorso terapeutico con uno psichiatra che lo porterà a confrontarsi con i propri sensi di colpa per la morte del fratello maggiore e il dolore dell'intera famiglia.
  • Il giardino delle vergini suicide (The Virgin Suicides), diretto da Sofia Coppola, con Kirsten Dunst, Josh Hartnett, Kathleen Turner. Stati Uniti, 1999
    Le giornate di cinque giovani sorelle, soffocate dall'opprimente presenza della madre, vengono sconvolte dall'improvviso suicidio di una di loro, che avrà ripercussioni sull'intera comunità.
  • Ragazze interrotte (Girl, interrupted), diretto da James Mangold. Con Winona Ryder, Angelina Jolie, Clea DuVall, Brittany Murphy, Whoopi Goldberg, Vanessa Redgrave. Stati Uniti, 1999
    Nell'America degli anni Sessanta, Susanna si ritrova internata in un manicomio per un sospettato tentativo di suicidio. Qui entrerà in contatto con il dolore della altre ragazze ricoverate, trovando la forza di lasciarsi aiutare.
  • The hours, diretto da Stephen Daldry. Con Nicole Kidman, Julianne Moore, Meryl Streep, Claire Danes, Jeff Daniels. Stati Uniti, 2002
    Tre donne diverse in tre momenti storici lontani fra loro si trovano ad affrontare il dolore: la perdita delle persone care, il vuoto della propria esistenza, la lotta contro la depressione, la voglia di sparire dalla propria vita.
  • Un'ora sola ti vorrei, diretto da Alina Marazzi. Con Luisa Marazzi Hoepli, Alina Marazzi. Italia, 2002
    Documentario che tenta di ricostruire, attraverso filmati amatoriali e ricordi di famiglia, l'enigmatica figura della madre della regista, suicidatasi quando questa non era che una bambina.
  • Veronika decides to die, diretto da Emily Young. Con Sarah Michelle Gellar, Erika Christensen. Stati Uniti, 2009
    Oppressa dalla monotonia della propria vita, la giovane Veronika tenta il suicidio ma si risveglia sana e salva in ospedale, dove l'incontro con gli altri degenti la obbligherà ad affrontare i propri dolori.
  • 5 giorni fuori (It's kind of a funny story), diretto da Ryan Fleck e Anna Boden. Con Keir Gilchrist, Emma Roberts, Zach Galifianakis, Zoë Kravitz, Viola Davis. Stati Uniti, 2010
    Trovandosi sull'orlo del suicidio, nonostante la sua giovane età Craig decide di farsi ricoverare volontariamente in un ospedale psichiatrico per alcuni giorni, dove l'incontro con gli altri pazienti gli permetterà di vedere la propria vita sotto una nuova luce.