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Ti capita di passare più tempo del solito in camera da solo, non avendo voglia di niente e nessuno? O di avere pensieri negativi e pessimisti sul futuro? O di sentirti spesso con le pile scariche, di non riuscire a dormire bene? Di mangiare meno del solito, o al contrario di abbuffarti, o di sentirti inspiegabilmente triste, oppure teso, inquieto, pronto a scattare per un niente, senza sapere bene perché?

Ti succede spesso di avere crisi di pianto o di sentirti sull’orlo delle lacrime, o magari di non avere più interesse a prenderti cura di te, della tua salute, del tuo aspetto? Mantenere la concentrazione è diventato difficile, al punto di non avere voglia di andare a scuola? Ti è mai capitato di alternare periodi in cui perdi interesse per ogni cosa ad altri in cui cerchi stimoli nuovi che ti scuotano dal torpore e magari adotti comportamenti troppo spericolati? Non ti importa più niente delle tue solite occupazioni quotidiane e magari assumi anche droghe e alcolici per difenderti da queste sensazioni?

Se ti succede o ti è successo di avere delle sensazioni simili, potrebbe significare che stai vivendo una fase di depressione.

Che cosa ti succede?

 

handCos'è la tristezza?

La tristezza è un’esperienza affettiva universale. Chiunque prova sentimenti di questo tipo in determinati momenti, o in reazione a eventi come un fallimento scolastico o lavorativo, la fine di una relazione importante, la perdita di una persona cara. Questi sentimenti sono un modo di affrontare il mondo e aiutano a superare le disillusioni, le frustrazioni e le perdite che sono comunemente parte della vita.

La vita è un divenire continuo. Vivere è necessariamente affrontare dei cambiamenti. Ogni cambiamento è una perdita di qualcosa di conosciuto, e insieme un movimento verso qualcosa che non si conosce ancora. Tristezza, quando ci volgiamo al passato e a quello che abbiamo perso, e ansia, per le incertezze del futuro, sono sentimenti naturali. Così come lo sono lo sconforto e la disperazione.

«Un momento ero felice e l'attimo dopo molto depressa; non ricordo di essere stata davvero bambina come molti miei altri coetanei. Ma il gioco preferito era fare teatro: recitare, organizzare spettacoli nella cucina di casa, truccarsi, mettersi addosso abiti vecchi o stracci e immaginare drammi e commedie».
Greta Garbo

 

handQuando la tristezza può diventare un problema?

In genere la tristezza e lo scoraggiamento sono transitori e si risolvono da soli senza bisogno di cure specialistiche. Nel caso in cui questi sentimenti si facciano molto intensi, persistenti, durino eccessivamente a lungo o si presentino senza un’apparente ragione, si può invece parlare di depressione. Per uscirne sarà necessario cercare un aiuto professionale.

La depressione è un disturbo piuttosto comune che colpisce in media 1 adolescente su 4. È una condizione psicopatologica che può presentarsi a ogni età. È caratterizzata da un’alterazione del tono dell’umore che tende a stabilizzarsi su sensazioni di tristezza profonda, con riduzione dell’autostima, sensi di colpa e bisogno di auto-punizione.

 

handQuali sono le cause della depressione?

Non sono ancora stati chiariti con precisione i motivi per i quali certe persone vanno incontro a esperienze depressive durante la loro vita, mentre altre no. Sembra che la depressione abbia diverse possibili cause e che spesso derivi dalla combinazione di più fattori. Per esempio la vulnerabilità individuale, relazioni familiari che compromettono l’autostima o fanno sentire non amati, eccessive aspettative di successo ed esperienze di fallimento, la fine di una storia d’amore, la discriminazione o l’esclusione da parte dei coetanei, qualunque tipo di violenza fisica, psicologica o sessuale, malattie fisiche, lutti. Molti studi dimostrano che è più probabile vivere un episodio depressivo se ci sono già stati casi di disturbi dell’umore nella propria famiglia.

«Soffrire di depressione vuol dire non desiderare più nulla, non avere la forza di cambiare. Ci sentiamo soli anche in mezzo agli altri, che spesso non comprendono la nostra sofferenza. Siamo incapaci di amare e nello stesso tempo abbiamo un disperato bisogno di affetto».
Romano Battaglia

Quando si vive un periodo di depressione tutto appare improvvisamente inutile e privo di senso. Ci si sente indifferenti verso tutto e tutti, e non si prova più piacere per nulla. Il senso del tempo e dello spazio cambia. Il futuro non ha più molta importanza, e piccole azioni del passato possono andare a connotare negativamente tutta la nostra storia personale dilatando il peso del passato. Il presente si contrae in uno spazio ristretto, immobile, vuoto, chiuso e si ha la percezione che sia impossibile uscire da questa situazione. L’esistenza si svuota di significato e di interesse e si scivola in un profondo sentimento di solitudine. Si pensa più frequentemente alla morte, e la si immagina come fosse una liberazione.

 

handQuali sono i principali sintomi e segnali della depressione?

I sintomi della depressione possono essere psichici, psicomotori e psicosomatici:

  •  umore depresso
  •  marcata perdita di interesse o di piacere in tutte o quasi tutte le attività
  •  perdita o aumento di peso significativi
  •  insonnia o ipersonnia (dormire troppo)
  •  agitazione o rallentamento psicomotorio
  •  perdita di energia o stanchezza
  •  sentimenti di mancanza di valore, o di colpa eccessiva o inappropriata
  •  ridotta capacità di riflettere e concentrarsi
  •  ricorrenti pensieri di morte

La depressione può anche presentarsi sotto forma di problemi fisici o da altre condizioni in apparenza non correlate. Alcune persone depresse possono soffrire di disordini alimentari, sentirsi molto affaticate o desiderare di dormire continuamente. Altre soffrono d'insonnia o di dolori cronici, oppure di cefalee o di disturbi gastro-intestinali.

«La cura dell’infelicità è la felicità, me ne infischio di quello che dicono tutti».
Elizabeth McCracken, “Niagara Falls All over again” (The Dial Press, USA 2001)

 

movies

  • Gente comune (Ordinary people), diretto da Robert Redford. Con Donald Sutherland, Mary Taylor Moore, Timothy Hutton. Stati Uniti, 1980
    La storia della famiglia Jarrett, obbligata a confrontarsi con la morte improvvisa del figlio maggiore e con il dolore di chi rimane in vita dopo un evento tanto traumatico.
  • Le ricamatrici (Brodeuses), diretto da Èlèonore Faucher. Con Lola Naymark, Ariane Ascaride. Francia, 2004
    Claire, una giovane ragazza incinta ed estraniata dalla famiglia, ritrova il gusto della vita lavorando come ricamatrice a fianco di una donna che la prenderà sotto la propria ala protettiva.
  • I giorni dell'abbandono, diretto da Roberto Faenza. Con Margherita Buy, Luca Zingaretti, Goran Bregovic. Italia, 2005
    Olga viene abbandonata all'improvviso dal marito per una donna più giovane. Inizia così per lei un percorso per uscire dal dolore, in cui anche solo riuscire a mangiare o a dormire diventa una difficoltà.
  • Revolutionary road, diretto da Sam Mendes. Con Leonardo Di Caprio, Kate Winslet, Kathy Bates. Stati Uniti, 2008
    Il graduale crollo di April e la sua insoddisfazione sotto il peso delle ombre e dei disagi che si nascondono dietro una "perfetta famiglia borghese" nell'America degli anni Cinquanta.
  • Veronika decides to die, diretto da Emily Young. Con Sarah Michelle Gellar, Erika Christensen. Stati Uniti, 2009
    Oppressa dalla monotonia della propria vita, la giovane Veronika tenta il suicidio ma si risveglia sana e salva in ospedale. Qui l'incontro con gli altri degenti la obbligherà ad affrontare il proprio dolore.
  • Melancholia, di Lars von Trier. Con Kirsten Dunst, Charlotte Gaisbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling. Francia, Svezia, Italia, 2011
    Justine scivola lentamente nell'apatia della depressione, che non potrà essere scossa nè dal dolore della sorella Claire nè da un'imminente catastrofe.
  • Il giovane favoloso, diretto da Mario Martone. Con Elio Germano, Isabella Ragonese, Anna Mouglalis, Paolo Graziosi. Italia, 2014
    Tratto dalle vicende biografiche del famoso poeta Giacomo Leopardi, il film ne segue la vita dagli anni giovanili fino alla morte, sempre condizionata dalla sofferenza esistenziale.